{"id":6311,"date":"2011-02-16T16:33:10","date_gmt":"2011-02-16T15:33:10","guid":{"rendered":"http:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/2011\/02\/cera-una-volta-detroit\/"},"modified":"2017-02-21T09:06:38","modified_gmt":"2017-02-21T08:06:38","slug":"cera-una-volta-detroit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/2011\/02\/cera-una-volta-detroit\/","title":{"rendered":"C\u2019era una volta Detroit\u2026"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 hundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling\" style=\"--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-overflow:visible;--awb-flex-wrap:wrap;\" ><div class=\"fusion-builder-row fusion-row\"><div class=\"fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-one-full fusion-column-first fusion-column-last fusion-column-no-min-height\" style=\"--awb-bg-size:cover;--awb-margin-bottom:0px;\"><div class=\"fusion-column-wrapper fusion-flex-column-wrapper-legacy\"><div class=\"fusion-text fusion-text-1\"><p>Un tempo gli americani avevano una fiorente industria automobilistica marginale, al di l\u00e0 di quelle che ci piaceva definire le Big Three, General Motors, Ford e Chrysler. I costruttori marginali erano Packard, Willys, Hudson, Nash e Kaiser-Fraser, e altri ancora ai margini dei margini, come Crosley, King Midget e la famigerata Tucker. Ormai sono tutti scomparsi e rimangono solo le Big Two e un Pezzetto, vale a dire la Chrysler sotto la direzione Fiat, che non si pu\u00f2 nemmeno considerare una Met\u00e0. Se la Ford, che non ha accettato il sostegno statale e non ha fatto bancarotta, si destreggia piuttosto bene negli Stati Uniti, le altre Big Two e un Pezzo hanno preso s\u00ec il denaro di salvataggio dei contribuenti, ma hanno fatto fallimento.<\/p>\n<p>Si fa un gran parlare di come vada bene il settore, ma per lo pi\u00f9 \u00e8 solo aria fritta diffusa dagli addetti stampa. La General Motors ha effettivamente fatto un\u2019offerta di azioni al pubblico, ma chi ci ha guadagnato sono stati i bene informati di Wall Street e qualche executive dell\u2019azienda, mentre la Ford ha accumulato profitti reali e ripagato parte dei prestiti. La Chrysler, dal canto suo, \u00e8 riuscita a lanciare un solo nuovo prodotto, la Jeep Grand Cherokee, basata in parte su strutture residue del disastroso esperimento DaimlerChrysler, che non ha funzionato nemmeno lontanamente per nessuno.<\/p>\n<p>A Detroit si parla molto di carburanti alternativi, propulsione elettrica, ibridi e cos\u00ec via, ma la verit\u00e0 \u00e8 che negli Stati Uniti ben poche persone del pubblico si preoccupano davvero di automobili \u201cverdi\u201d, di salvare la terra, di ridurre l\u2019inquinamento o di una qualsiasi delle altre parole d\u2019ordine sbandierate continuamente. Finch\u00e9 gli americani non dovranno pagare per la benzina un prezzo livellato sugli standard mondiali, saranno felici di continuare a comprare veicoli grossi e pesanti che consumano tantissimo e di ignorare l\u2019offerta di interessanti vetture piccole.<\/p>\n<p>Lo stato delle \u201cbig\u201d<br \/>\nLa Ford ha conservato pressoch\u00e9 inalterata la veste della Fiesta europea, ma le vendite non sono travolgenti. I suoi pickup truck con grossi motori V-8 continuano a vendere meglio rispetto a vetture piccole anche eccellenti e il nuovo management di General Motors, totalmente ignorante in campo automobilistico, ha destinato le spese in conto capitale a nuovi truck e SUV anzich\u00e9 a veicoli pi\u00f9 razionali. La Chevrolet Cruze di concezione coreana esercita scarso fascino sugli americani, ma questo non importa a personaggi che possono dichiarare a voce alta che la Toyota Prius \u00e8 una \u201cgeek-mobile\u201d (automobile per imbranati), come ha fatto di recente il presidente GM Daniel Akerson, che ha affermato: \u00abnon potrebbero mai trovarmi morto in a Prius\u00bb.<\/p>\n<p>Questo significa ignorare il fatto che la Toyota ha venduto pi\u00f9 di due milioni di \u201cgeek-mobile\u201d mentre la GM stava fallendo. Per il suo fiuto fallimentare Akerson \u00e8 pagato 7.000.000 di dollari l\u2019anno, ma non per molto. Alla fine dello scorso anno faceva pressione per un aumento degli stipendi degli executive GM, sostenendo che l\u2019azienda perderebbe le persone valide se non le strapagasse per le loro competenze come quelle che l\u2019hanno distrutta. Il piano di Akerson di proporre il prepensionamento a diverse migliaia di lavoratori specializzati \u201cnon pi\u00f9 necessari\u201d per migliorare il prossimo rapporto trimestrale \u00e8 un chiaro segno che l\u2019attuale management GM \u00e8 ottuso quanto il precedente.<\/p>\n<p>Per rendere giustizia alla GM, la Chevrolet Volt, nonostante il suo design sgraziato e privo di immaginazione, \u00e8 una buona vettura che negli Stati Uniti si \u00e8 aggiudicata diversi premi meritati. Costa decisamente troppo (pi\u00f9 di 40.000 dollari), ma sta arrivando nelle concessionarie e ritengo che alla maggior parte degli acquirenti piacer\u00e0 guidarla quanto a me che l\u2019ho provata a ottobre. Non bisogna dimenticare, per\u00f2, che la Volt, la sua tecnologia e persino la sua esistenza come modello di produzione sono tutte dovute alla vecchia, fallita e screditata GM. Pu\u00f2 essere stata gestita male a tutti i livelli, ma c\u2019erano, e ci sono, \u201cosservanti\u201d all\u2019interno dell\u2019azienda capaci di far s\u00ec che le cose vadano bene. Persino Bob Lutz, di nuovo pensionato, che ha respinto la Prius in termini estremamente derogatori, ha appoggiato la Volt e l\u2019ha resa possibile prima di lasciare la casa.<\/p>\n<p>L\u2019insidia europea<br \/>\nUna delle cose pi\u00f9 importanti che stanno succedendo in America \u00e8 l\u2019antitesi di ci\u00f2 che la Volkswagen sta facendo sforzandosi di diventare la pi\u00f9 grande azienda automobilistica sulla terra. Ferdinand Piech si sta accaparrando un marchio dopo l\u2019altro, avvia trattative addirittura per l\u2019acquisto dell\u2019Alfa Romeo dalla Fiat e lascia intendere che vorrebbe rilevare anche la Ferrari. La GM, invece, ha eliminato i marchi Pontiac, Oldsmobile e Hummer e ha \u201cvenduto\u201d la Saab contro cambiali in bianco.<\/p>\n<p>La Ford ha finalmente liquidato il marchio Mercury da tempo moribondo e la Chrysler la Plymouth, l\u2019elemento debole delle \u201ctre a basso prezzo\u201d (le altre erano la Chevrolet e la Ford). Ancora peggiore, sul lungo termine, \u00e8 stata la vendita alla Cina da parte di GM, per meno del suo valore reale, della storica e molto competente divisione Saginaw Steering Gear, che deteneva un portafoglio di migliaia di brevetti importanti. Pare che la vendita sia stata negoziata senza avvisare l\u2019organismo statale di vigilanza che dovrebbe tutelare gli investimenti dei contribuenti nelle aziende che hanno preso miliardi di dollari per evitare la chiusura totale.<\/p>\n<p>Le cose, dunque, non sono pi\u00f9 disperate, ma non bisogna credere al chiacchiericcio allegro del settore. Persino le notizie realmente buone sulla Ford sono smorzate dalle sue vendite in calo in Europa, dove la casa era tradizionalmente forte (Ford Europe ha sostanzialmente salvato la casa madre dal disastro non molti anni fa). C\u2019\u00e8 speranza, s\u00ec, ma siamo ben lontani dal sapere se \u201cDetroit\u201d torner\u00e0 a essere quella di prima.<\/p>\n<p><small><strong>L\u2019articolo continua su Auto &amp; Design n. 186<\/strong><\/small><\/p>\n<\/div><div class=\"fusion-clearfix\"><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[39,87],"tags":[],"class_list":["post-6311","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archive","category-extra-en"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-05-23 14:46:05","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6311","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6311"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6311\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6311"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6311"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6311"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}