{"id":877,"date":"1996-04-15T12:29:45","date_gmt":"1996-04-15T10:29:45","guid":{"rendered":"http:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/1996\/04\/bertone-slalom-incrocio-di-linee\/"},"modified":"2015-11-03T15:19:32","modified_gmt":"2015-11-03T14:19:32","slug":"bertone-slalom-incrocio-di-linee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/1996\/04\/bertone-slalom-incrocio-di-linee\/","title":{"rendered":"Bertone Slalom &#8211; Incrocio di linee"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-text fusion-text-1\"><p>Da sempre presente a Ginevra con un nuovo modello di ricerca, Bertone ha voluto dedicare lo studio in mostra quest&#8217;anno alla Opel, sua cliente da quattordici anni.<\/p>\n<p>E&#8217; la prima volta che i designer torinesi scelgono una base meccanica Opel &#8211; in questo caso, quella della Calibra 2.0 4WD &#8211; per lo sviluppo di una concept car.<\/p>\n<p>&#8220;Si tratta di un marchio che gi\u00e0 negli anni 70 offriva una gamma diversificata (basti pensare alle varie versioni della Kadett) e che tutt&#8217;oggi si dimostra aperta a nuove esplorazioni&#8221;, raccontano Luciano D&#8217;Ambrosio ed Eugenio Pagliano, responsabili del design esterno e interno della Stile Bertone.<\/p>\n<p>&#8220;Il nostro scopo era quello di individuare una tipologia di prodotto che si inserisse tra quelle gi\u00e0 esistenti, ovvero coup\u00e9 e station wagon&#8221;. Anche il pi\u00f9 versatile dei coup\u00e9 in commercio lascia poco spazio al trasporto dei bagagli, un limite imposto dalla carrozzeria stessa. Le berline familiari, con il loro volume posteriore esasperato, ne sono l&#8217;antitesi.<\/p>\n<p>In questo senso, la Slalom \u00e8 stata concepita con lo stesso intento della Lamborghini Espada disegnata da Bertone alla fine degli anni 60: offrire spazio confortevole a quattro passeggeri e al loro bagaglio, senza perdere la sportivit\u00e0 del modello.<\/p>\n<p>Dal punto di vista stilistico, il tema della Slalom \u00e8 svolto dall&#8217;intersezione tra volumi solidi e trasparenti, che creano un incrocio di linee in cui sono ricavate delle aree funzionali, come i gruppi ottici. Il trattamento non si risolve nelle singole viste, ma in una contiguit\u00e0 di superfici che creano una vettura poliedrica, molto sfaccettata.<\/p>\n<p>&#8220;C&#8217;\u00e8 una preponderanza di linee tese che in casa nostra non \u00e8 mai stata rinnegata&#8221;, dice D&#8217;Ambrosio, &#8220;e siamo lieti che altri stiano ritornando a questi contorni ben definiti dopo l&#8217;esperienza del bio-design&#8221;. Il nome stesso della vettura \u00e8 stato suggerito proprio dallo &#8220;slalom&#8221; di linee a zigzag che ne definiscono i volumi.<\/p>\n<p>Rispetto alla Calibra di cui sfrutta pianale e organi meccanici, e di cui condivide il passo di 2600 mm e l&#8217;altezza di 1320 mm, la Slalom risulta pi\u00f9 lunga di oltre 15 cm (4644 mm invece di 4490) e pi\u00f9 larga di 17 cm (1860 mm contro i 1690 del coup\u00e9 Opel). Un incremento dimensionale che si traduce in un vantaggio per la spaziosit\u00e0 interna.<\/p>\n<p>Com&#8217;era avvenuto lo scorso anno con la Kayak, il coup\u00e9 realizzato da Bertone sulla base della K il cui frontale interpretava, esasperandola, la classica calandra Lancia, la Slalom riprende la mascherina della Vectra sottolineata dai baffi cromati che percorrono tutto il cofano, a lato degli enormi fari triangolari che si spingono quasi fino alla base del parabrezza.<\/p>\n<p>&#8220;La cromatura \u00e8 impiegata come elemento luminoso, come tratto stilistico ben diverso dalla molura a sezione costante che incorniciava le vetture del passato&#8221; spiega D&#8217;Ambrosio a proposito del ritorno degli elementi cromati, caduti in disuso perch\u00e9 ritenuti &#8220;vecchi&#8221; o kitsch. &#8220;E&#8217; come una pennellata luminosa, che in alcuni punti abbiamo usato per enfatizzare l&#8217;effetto degli incroci&#8221;.<\/p>\n<p><small><strong>L\u2019articolo continua su Auto &amp; Design n. 97<\/strong><\/small><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[39,31],"tags":[],"class_list":["post-877","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archive","category-concept-en"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-05-23 03:44:23","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/877","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=877"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/877\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=877"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=877"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=877"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}