{"id":918,"date":"1996-10-15T16:57:44","date_gmt":"1996-10-15T14:57:44","guid":{"rendered":"http:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/1996\/10\/ferrari-550-maranello-soft-tensions\/"},"modified":"2015-11-04T16:58:05","modified_gmt":"2015-11-04T15:58:05","slug":"ferrari-550-maranello-soft-tensions","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/1996\/10\/ferrari-550-maranello-soft-tensions\/","title":{"rendered":"Ferrari 550 Maranello &#8211; Morbide tensioni"},"content":{"rendered":"<div class=\"fusion-text fusion-text-1\"><p><a href=\"http:\/\/autodesignmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/1510199601_Ferrari_500_Maranello.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload size-full wp-image-1129 alignleft\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%27160%27%20height%3D%2790%27%20viewBox%3D%270%200%20160%2090%27%3E%3Crect%20width%3D%27160%27%20height%3D%2790%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"http:\/\/autodesignmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/1510199601_Ferrari_500_Maranello.jpg\" alt=\"1510199601_Ferrari_500_Maranello\" width=\"160\" height=\"90\" \/><\/a>Il motore \u00e8 l\u00ec: sotto il lungo cofano anteriore, come tanto piaceva ad Enzo Ferrari. La linea \u00e8 semplicemente affascinante nella sua sportivit\u00e0 classica che definisce anche un\u2019aerodinamica avanzatissima. Nell\u2019abitacolo a due posti, la tradizione della guida \u201cvera\u201d convive con spazio, ergonomia, comfort e alta qualit\u00e0 delle finiture.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"lazyload size-full wp-image-1134 alignleft\" src=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%27160%27%20height%3D%2799%27%20viewBox%3D%270%200%20160%2099%27%3E%3Crect%20width%3D%27160%27%20height%3D%2799%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"http:\/\/autodesignmagazine.com\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/1510199602_Ferrari_500_Maranello.jpg\" alt=\"1510199602_Ferrari_500_Maranello\" width=\"160\" height=\"99\" \/>Sulla carta la nuova 550 \u201cMaranello\u201d \u00e8 nata per sostituire la 512M, meglio conosciuta come \u201cTestarossa\u201d. Ma in realt\u00e0 siamo di fronte a due automobili profondamente diverse, tanto nelle forme quanto nella sostanza. Rimangono naturalmente le elevatissime prestazioni &#8211; il 12 cilindri boxer 5.0 da 441 CV \u00e8 stato sostituito da un V12 5.5 da 485 CV &#8211; e la tradizionale firma di Pininfarina su di un corpo vettura che tanto ha da raccontare.<\/p>\n<p>&#8220;In effetti &#8211; esordisce Lorenzo Ramaciotti, responsabile del Centro Studi e Ricerche Pininfarina, che ha sviluppato il progetto della carrozzeria &#8211; la 550 introduce obiettivi un po\u2019 diversi da quelli passati. Prima le Ferrari erano soprattutto prestazioni, magari a discapito degli altri parametri. Qui le prestazioni rimangono, ma vengono abbinate alla possibilit\u00e0 di un uso pi\u00f9 ampio, anche con bagagli al seguito&#8221;.<\/p>\n<p>Proprio in quest\u2019ottica si innesta il discorso dell\u2019impostazione meccanica: il motore anteriore consente un maggiore sfruttamento dello spazio interno e anche sul piano della sportivit\u00e0 non pone pi\u00f9 problemi. &#8220;Effettivamente &#8211; precisa Ramaciotti &#8211; fino a pochi anni fa certi livelli prestazionali erano raggiungibili in sicurezza solo applicando il lay-out delle vetture da corsa: quindi il motore posteriore o posteriore\/centrale.<\/p>\n<p>Oggi la situazione \u00e8 cambiata. L\u2019evoluzione delle sospensioni e dei pneumatici, nonch\u00e8 i sistemi elettronici per il controllo di trazione, frenata, sterzata (presenti sulla 550) rendono una vettura con motore anteriore e trazione posteriore paragonabile ad una con meccanica \u201ctutto dietro\u201d. E, dati alla mano, la 550 prevale sulla progenitrice&#8221;. Questo processo evolutivo si innesta anche nel cambio di rotta filosofico registrato nell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p>L\u2019ostentazione dei propri beni ha gradatamente lasciato spazio ad un utilizzo pi\u00f9 maturo degli stessi; di conseguenza, se la \u201cTestarossa\u201d ha incarnato la vettura-mito degli anni Ottanta, la 550 \u201cMaranello\u201d si propone come auto da fine millennio: meno ostentatoria, pur con un notevole impatto, e pi\u00f9 godibile. &#8220;In questo contesto &#8211; continua Ramaciotti &#8211; quando nel 1993 siamo partiti con il progetto (siglato F 133) avevamo sulle spalle il problema della 456 GT 4 posti che gi\u00e0 proponeva il motore anteriore.<\/p>\n<p>Era quindi necessario trovare l\u2019esatta collocazione ad una vettura che non doveva essere una 456 a due posti&#8221;. Inoltre, sin dall\u2019inizio si \u00e8 dovuto operare nell\u2019ambito di alcuni vincoli imposti. Uno era quello dei fari in vista e non pi\u00f9 a scomparsa, per motivi di peso e aerodinamica. Un altro, la presa d\u2019aria sul cofano, che \u00e8 stata specificamente richiesta dai motoristi (proprio come avveniva su alcune Ferrari del passato con carburatori e tromboncini!).<\/p>\n<p>Infine, si dovevano adottare gruppi ottici posteriori circolari. &#8220;Il lavoro di sviluppo &#8211; spiega Ramaciotti &#8211; \u00e8 stato portato avanti affidando al disegno tradizionale la creativit\u00e0 e utilizzando il computer nelle fasi di calcolo e controllo. Sono quindi state proposte soluzioni di vario tipo, alcune delle quali caratterizzate da una notevole originalit\u00e0. Ad esempio, una impostazione con unica finestratura laterale e una tre volumi netti, con posteriore tondeggiante&#8221;. La scelta finale \u00e8 caduta su di una soluzione caratterizzata da un diedro marcato in fianco, un andamento del parafango \u201cforte\u201d una presa d\u2019aria anteriore molto modellata.<\/p>\n<p><small><strong>The article continues in Auto &amp; Design no. 100<\/strong><\/small><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[39,43],"tags":[],"class_list":["post-918","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archive","category-design-story-en"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-05-09 15:20:47","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=918"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/918\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/autodesignmagazine.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}