JAGUAR E-PACE, INNOVAZIONE DIROMPENTE

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Ci sono storie segrete in ogni centro stile. Ipotesi di vetture che il pubblico non conoscerà mai, modelli che i designer creano di loro iniziativa per poi proporli al management come aggiuntivi a quanto previsto dai piani di produzione. «Ogni tanto, però, qualche progetto riesce a passare attraverso il sistema e viene approvato, a patto naturalmente che il business plan funzioni. La E-Pace è nata così». Ian Callum racconta con particolare affetto la storia della nuova Suv compatta Jaguar, «sofisticata nella sua semplicità, strettamente legata alla nostra identità sportiva».

E-Pace

Tutto è iniziato da un modello grezzo in polistirolo realizzato dall’advanced design guidato da Julian Thompson, uno dei dipartimenti del design Jaguar che fanno capo a Callum. «Era uno di quegli oggetti non facili da comprendere a prima vista per chi non è del mestiere, ma che noi designer utilizziamo spesso perché ci dicono molto in fatto di proporzioni e feeling emozionale. Aveva ruote esagerate, ma era di grande effetto», ricorda ancora Callum, «e abbiamo portato avanti quel concetto evolvendolo nella vettura finale».

E-Pace

Per prima cosa – oltre a riproporzionare le ruote, rimaste comunque importanti con i loro 21” – nel modello è stata iniettata una buona dose di sportività. «Volevo avesse un carattere diverso e ho detto: mettiamoci qualcosa della F-Type. E proprio perché si trattava di una tipologia così lontana, ho voluto relazionarla ancora di più a quella vettura». Il legame è evidente soprattutto nei fari e nel trattamento della finestratura laterale, così come nel taglio della coda. Il secondo passaggio fondamentale nell’evoluzione dal modello di partenza è la scomparsa del cladding, ovvero le modanature e mascherature supplementari impiegate di solito per spezzare le masse del corpo vettura.

E-Pace

L’andamento discendente del padiglione è tra i punti chiave della silhouette finale. «Nei Suv c’è spesso molto spazio inutilizzato sopra la testa dei passeggeri posteriori», osserva Callum, «così abbiamo colto l’opportunità per profilare il tetto in maniera più sportiva. Inoltre, la grafica dei finestrini si discosta dalla linea del tetto per accentuare la percezione di dinamismo, mentre la vettura rimane comunque piuttosto alta.

Un effetto coupé che si sposa perfettamente con il trattamento non meno dinamico della parte terminale, in cui la linea verticale del baule è retroversa e risulta sfalsata rispetto al paraurti. Una citazione, anche in questo caso, della F-Type. Callum non esita a definire la vista di coda come la parte in cui meglio si esplicita l’identità di ogni Jaguar. La E-Pace è inoltre portatrice di un nuovo stilema: «I gruppi ottici di coda si basano sulla una nuova generazione di grafica per i fanali, con la linea “a chicane” vista sulla I-Pace. Sarà adottata anche sulle future Jaguar XE, XF e XJ».

E-Pace

Nondimeno, all’anteriore della E-Pace sono state dedicate lunghe ore di lavoro meticoloso. «Una delle sfide maggiori è stato ottenere il bilanciamento del frontale. Con Jiulian (Thompson, N.d.R.) facevamo revisioni e discussioni ogni settimana per ottimizzare la posizione e la dimensione della griglia, nonché il posizionamento dei fari: non volevamo che sporgessero troppo in avanti influendo sullo sbalzo, anzi, erano fondamentali per riportare la massa verso la vettura».

Tutto il design della E-Pace doveva infatti rispondere alle esigenze ingegneristiche dettate dalla piattaforma LR-MS, la stessa già in uso per le Land Rover Evoque e Discovery Sport, con una meccanica a motore trasversale.

E-Pace

La F-Type è stata il riferimento anche per la definizione degli interni, con il cockpit dedicato al guidatore. L’abitacolo è “attillato” intorno ai passeggeri. «E’ una sensazione molto positiva, intima e confortevole, adeguata per una vettura di questo tipo. E’ bello avere spazio disponibile, ma sentirsi accolti a bordo e avvolti è importante, sappiamo che è molto apprezzata anche dalla clientela femminile», osserva Callum. «Abbiamo però lavorato molto sull’ottimizzazione degli spazi creando tanti vani dedicati agli oggetti, come i contenitori sulle porte, nella console centrale e in ogni angolo, con vari elementi adattabili». Anche i contenuti tecnologici sono ragguardevoli, vedi il nuovo schermo TFT a comandi tattili da 10”.

L’articolo continua su Auto&Design n. 227

By | 2017-11-13T12:32:28+00:00 13 November 2017|DESIGN STORY, IN EDICOLA|
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