Prima di intervistare Alejandro Mesonero, capo del design Seat, non si può non avvertire un clima sorprendentemente effervescente fra i padiglioni allestiti allo storico autodromo di Terramar, non lontano da Barcellona, per presentare l’inedito brand spagnolo. Costruiti intorno a strutture di cemento e granito, con profili in rame e intere pareti rilucenti di blu ottanio, comunicano di per sé l’intento innovativo e profondamente radicato nella contemporaneità che anima l’ultima avventura del gruppo Volkswagen.

Cupra

«Quando abbiamo pensato a chi acquisterebbe una Cupra, abbiamo riflettuto sull’idea che sempre più individui, oggi, siano in cerca di una dimensione altra della sportività», racconta Mesonero. «Accanto alle prestazioni pure, si desidera un’estetica non eccessivamente appariscente e, soprattutto, meno “basica” che in passato. Basti pensare ai colori: un tempo una vettura prestazionale era essenzialmente rossa, nera o gialla. Troppo semplice. Adesso esiste una fascia di pubblico che si muove verso un livello di superiore di ricercatezza. Sulla scorta della crescita del marchio Seat, siamo pronti a offrirglielo in una confezione nuova».

Cupra

Alla base dell’alchimia vi è uno studio integrato dello stile di vita cui la filosofia progettuale s’ispira. «Stiamo cercando di creare un universo intorno all’auto, giocando anche sulla comunicazione e su un merchandising che coinvolge aziende giovani e dinamiche, caratterizzate da un elevato grado di artigianalità. Non si tratta della solita collezione di portachiavi e magliette: abbiamo contattato un produttore italiano di occhiali da sole, L.G.R., che fa della manualità un’assoluta eccellenza. E sempre in Italia è stato sviluppato uno degli oggetti più interessanti del nostro mondo, la Fabike Cupra, una bicicletta fuori del comune dotata di telaio in fibra di carbonio, manubrio da corsa, freni idraulici e cinghia di trasmissione al posto della catena, oltre che di dettagli in vero cuoio. Una proposta che ci rappresenta molto».

Cupra

L’intenzione di costruire un apparato identitario capace di estendersi assai al di là dell’automobile appare evidente in tutto l’iter concettuale dell’operazione, anche al fine di differenziarne la portata e nobilitarne il valore rispetto a un anodino re-branding delle Seat più performanti. A ciò non sfugge, naturalmente, il disegno del nuovo logo: «È composto da due C intrecciate in un triangolo dalla punta rovesciata, con un risultato in grado di comunicare insieme precisione teutonica e carattere aggressivo e tribale, quasi alla stregua di un tatuaggio. Ma soprattutto, si tratta di un simbolo che induce a pensare a una spilla da appuntare sulla giacca, più che allo scudetto di una Casa».

Cupra

A tale spinta intellettuale e d’immagine si affiancano, per il momento, solo timide incursioni nel prodotto. Che sanno però rivelarsi cariche di promesse: le Cupra TCR ed eRacer, per esempio, rappresentano due interessanti elaborazioni delle linee dell’attuale Leon in chiave agonistica o elettrificata, generose negli spunti aerodinamici e nella ricerca su colori e materiali. Sul fronte dei modelli stradali, invece, si profilano l’Ateca, a brevissimo in vendita, e la più lontana Ibiza. «Ma nei primi mesi del 2019 potrebbe debuttare un’importante novità», svela Mesonero. Lasciandosi sfuggire un’ulteriore, stuzzicante indiscrezione finale: «Qui siamo profondamente interessati all’autenticità. Ci piacciono la sportività pura e la raffinatezza del fatto a mano. Per questo, per molte opzioni di personalizzazione ci affideremo a piccoli fornitori locali, accuratamente selezionati dal nostro ristretto team di Martorell: come un produttore di spoiler in vera fibra di carbonio che realizzerà cinquecento pezzi solo per noi. Ecco la formula Cupra».

(Articolo completo in A&D no. 232)