Sotto molti aspetti, l’ultima creazione di Maranello invita ad usare aggettivi muscolosi e pieni di grinta, che descrivono un abito perfettamente su misura per il modello di produzione più agile e nervoso del marchio. Una vertigine di dinamismo cui però Flavio Manzoni, direttore del design, contrappone una lettura alternativa: centrata sull’innovazione. «A partire dalla 12Cilindri abbiamo deciso non solo di adottare inediti codici visivi, traslandoli verso il futuro, bensì di ridiscutere taluni schemi di pensiero tipici delle scuole di design. Il che sorprende, perché nel linguaggio automobilistico sembra non si possa prescindere da linee orientate in un certo modo. La Testarossa si inscrive in questo processo».
Tratti marcati e identificabili
Si delinea così il sapore di una berlinetta reimmaginata, dai «volumi controllati a livello geometrico», ovvero costruita su una partitura di linee nette, «cartesiane», che modellano e indirizzano diverse porzioni di carrozzeria, in calibratissima alternanza con sparute superfici sensuali. Fra i tratti più marcati e identificabili, naturalmente, figura il grande elemento verticale scuro dietro la porta: «Serve a risolvere uno dei nodi principali dell’auto, il raffreddamento dei radiatori più generosi della gamma stradale» spiega Carlo Palazzani, a capo dei Progetti Pilota. «Ma assicura pure un’estetica molto tecnica e affascinante, da post-bruciatore aeronautico, oltre ad apparire come un “corsetto” formale che sostiene la fiancata. Per definirlo si è resa necessaria una collaborazione davvero serrata con la Direzione Tecnica».
L’aerodinamica
A tale espressivo intreccio di funzioni, insieme separato e organico rispetto al corpo vettura, si giunge attraverso un percorso che prende le mosse dall’anteriore, secondo un flusso non solo visivo. L’aerodinamica, infatti, risulta centrale al punto di scavare nella portiera un autentico canale, un profondo recesso nascosto dietro la sponda e capace di articolarsi in un unico pezzo d’alluminio (coperto da brevetto). «Dopo aver accarezzato il frontale, con l’architettura del paraurti e i due “flicks” che la indirizzano verso l’alto, l’aria viene quindi guidata lungo le porte più nobili e complesse di una Ferrari di serie».
Il posteriore con le “twin wings”
Nonostante tanta eccellenza, magistralmente celata dietro un estradosso che potrebbe sembrare seguire solo la linea maestra della carrozzeria, per il Cx e il carico deportante resta cruciale il posteriore. «Qui abbiamo affrontato un’altra sfida con le due “twin wings”, coadiuvate da uno spolier centrale a scomparsa e anch’esse brevettate, capaci di “allungare” il profilo migliorando molto l’efficienza. Ovviamente la ricaduta stilistica ci ha esaltati».
Un anteriore pulito e attuale
«L’impostazione della coda si ispira alla 512 S e alle sportprototipo degli anni Settanta. Personalmente ho amato molto un simile tocco, perché sviluppato con misura e controllo» interviene Jason Furtado, che si occupa dell’esterno a livello avanzato. «Allo stesso modo, il muso idealmente puntato verso il basso appare potente perché rimanda alle supercar di un tempo, ma viene contenuto per renderlo pulito, attuale».
Un nome iconico
E il nome? «Lo abbiamo conosciuto a disegno terminato. Inoltre, proviene dall’agonistica 500 TR del 1956, non solo dalla celeberrima versione del 1984. Dunque non abbiamo mai ragionato sulle “stecche” laterali di quarant’anni fa», conclude Manzoni. Filologicamente, peraltro, si può ravvisare una corrispondenza fra le Testarossa più recenti proprio nel trattamento delle fiancate, che per entrambe imbastisce sulla presa d’aria una grafica particolarmente riuscita. Stavolta totalmente reinventata, però.
(Articolo completo su A&D n. 276)




