Quello che conta è il numero 3 scritto per esteso e in lettere maiuscole, THREE, per dire che questo concept non è semplicemente una showcar ma preannuncia un’auto di serie – Ioniq 3, è facile presumerlo – con cui la casa coreana offre due primizie: dopo le sue elettriche medie e grandi, questa è la sua prima EV compatta, ma è anche la prima Hyundai ad adottare integralmente, dopo gli assaggi con Ioniq 9 e Nexo, la nuova filosofia di design Art of Steel che d’ora in poi accompagnerà ogni modello.
Ispirata dall’acciaio
«Gli effetti di questa nuova filosofia – afferma Nicola Danza – sono visibili soprattutto nell’intersezione laterale di volumi fra la parte anteriore e quella posteriore. L’ispirazione è venuta proprio dall’acciaio e dalla sua malleabilità, che ci ha dato la possibilità di rinfrescare il nostro linguaggio di design». Danza è Head of Exterior Design presso Hyundai Motor Europe, dove il concept THREE è stato sviluppato. Ha lavorato, naturalmente, in stretto contatto con i vertici in Corea, in particolare con Simon Loasby, che alla carica di vice-presidente affianca quella di Head of Hyundai Design Center, e con SangYup Lee, Head of Hyundai Global Design.
Linguaggio di bellezza scultorea
Perché Art of Steel è così importante? Perché il mondo dell’auto è un mondo d’acciaio, rispondono in coro i designer della casa coreana. Art of Steel, nelle loro intenzioni, trasforma la forza e la flessibilità dell’acciaio in un linguaggio di bellezza scultorea. Ispirato dalle tecnologie avanzate di Hyundai, la formabilità naturale di questo materiale rivela volumi fluidi e linee precise che evocano la tipica qualità estetica dell’acciaio: potente, gentile e senza tempo.
Una pellicola protettiva
Manuel Schöttle, il designer autore del progetto iniziale che ha poi curato con Danza la nascita del concept, parla di «autenticità nel modo in cui abbiamo trattato l’acciaio» e poi aggiunge: «È stata una cosa naturale fare il concetto THREE estremamente puro. E spero che porti il sorriso sul volto di chi lo guarda». Ecco allora che THREE, proprio per rivelare la sua natura, non è stato verniciato ma semplicemente rivestito da una pellicola protettiva che lo presenti – spiega Danza – «come quando quel materiale esce in bobina dall’acciaieria».
Nasce l’Aero Hatch
Ma non è tutto. In THREE c’è anche un’altra importante novità di design. Si chiama Aero Hatch. «Ci siamo domandati se proprio tutti, al giorno d’oggi, vogliono un Suv», spiega Danza: «Allora ci siamo detti: perché non proviamo qualcos’altro? Qualcosa, per esempio, che ricordi un hatchback d’altri tempi, quindi con un ottimo profilo aerodinamico, così importante nel mondo delle vetture elettriche. Abbiamo giocato con i volumi e siamo arrivati non a un hatchback tradizionale, con un posteriore verticale, ma a qualcosa di più moderno e sportivo.
Mr. Pix
Degli interni si è occupato Raphaël Brétécher, Head of Interior Design di Hyundai Motor Europe, lo stesso designer che già aveva dato una forma a quelli di Ioniq 9. Li ha sviluppati con l’aiuto di altri tre designer: Zdenek Borysek, Vitto Bonnemayers e Alex Suvorov, mentre a C&T ha provveduto Emilie Grimm. E poi c’è Mr. Pix, sviluppato insieme da Brétécher e Danza e che viene definito «una comunicazione umoristica con l’auto». Nato dai pixel che caratterizzano la grafica dei gruppi ottici in tutta la sub-badge Ioniq e che a loro volta sono legati all’alfabeto coreano, si presta a una caccia al tesoro, una sfida a chi trova più Mr. Pix.
(Articolo completo su A&D n. 276)




