Incontriamo Klaus Zyciora, Vice President e Global Head of Changan Design, nella sede del Design Center Europe di Torino, in occasione del lancio italiano dei modelli Changan Deepal S05 e S07, sviluppati proprio nello studio che il gruppo cinese ha aperto in Italia oltre vent’anni fa. Ci racconta della sua esperienza alla Changan. «Sono entrato in Changan nell’ottobre 2023. Poco più di due anni, anche se sembrano sei: in Cina tutto accade a una velocità straordinaria. È stato finora un viaggio avventuroso e molto stimolante. Sono membro del board e il mio primo compito è stato costruire un grande team di design all’interno del nostro layout creativo globale, distribuito in diversi Paesi, con l’obiettivo di creare automobili di grande qualità. Parallelamente, porto una prospettiva europea anche su temi più ampi, come il posizionamento dei brand e lo sviluppo delle reti commerciali. Per me è una grande curva di apprendimento, che va oltre il design e tocca molte altre discipline».

Com’è organizzata la rete dei design center Changan?
«Se guardiamo da est a ovest, partiamo dal Giappone, poi abbiamo Shanghai con il nostro nuovo Next Lab, quindi Chongqing, che è l’headquarter con circa 450 persone. In Europa ci sono Monaco, con Avatr Design, e Torino, che è uno dei nostri hub più grandi, con circa 320 professionisti. Nel complesso il network è estremamente internazionale: lavorano con noi persone di oltre 30 nazionalità diverse. È un enorme valore aggiunto e dimostra quanto Changan abbia compreso da tempo l’importanza strategica del design».

Changan Zyciora

Changan gestisce diversi brand. Qual è la loro identità?
«L’elettrificazione e la digitalizzazione hanno aperto nuovi territori della mobilità e attirato nuovi player tecnologici. Changan, però, è anche uno dei più antichi OEM: fondato nel 1862, è entrato nella mobilità privata all’inizio degli anni Ottanta e ha già consegnato oltre 30 milioni di veicoli nel mondo. In questo contesto, i brand devono reinventarsi. Avatr è il nostro marchio più avanzato in termini di visione: si posiziona come “Emotive Luxury”, con un forte focus su tecnologia hi-end, connettività, ADAS e soluzioni costruttive come il gigacasting. Sono auto altamente iconiche ed emozionali, sviluppate a Monaco sotto la guida di Nader Faghihzadeh, in stretta collaborazione con Huawei e CATL. Deepal, nato nel 2022, è un brand giovane, tecnologico e di grande successo commerciale. Ha un portfolio già ampio – berline, Suv, di diverse taglie e configurazioni – ed è particolarmente apprezzato da un pubblico under 30, tech-savvy, che cerca prodotti freschi e distintivi. Nevo, infine, è il brand mass-market: proporzioni equilibrate, buon mix tra dinamismo e funzionalità. Anche qui parliamo di prodotti molto recenti. La berlina Nevo A06, ad esempio, ha venduto 30 mila unità nei primi mesi, grazie a una proposta di valore molto competitiva, basata sulla nuova piattaforma SDA, grande abitabilità e alti standard di sicurezza».

Dove vengono progettate le vetture?
«Avatr è principalmente sviluppata a Monaco, mentre Deepal e Nevo nascono soprattutto in Cina e qui a Torino. Ma il punto chiave è la collaborazione continua tra i centri stile: ci scambiamo concept, idee e visioni. Questa competizione interna, che ho sperimentato in tutta la mia carriera, è estremamente sana e porta a risultati migliori».

Quali sono le fonti di ispirazione per questi brand?
«Sono globali, ma sempre adattate ai singoli mercati. Una delle caratteristiche che distingue Changan dai costruttori occidentali è l’enorme attenzione alla voce del cliente. In Cina esistono piattaforme digitali che permettono uno scambio continuo tra clienti, ingegneri, assistenza e management, fino ai livelli più alti. I feedback su una funzione o un aggiornamento OTA arrivano in tempo reale e le modifiche vengono implementate nel giro di ore. È un approccio basato su agilità e velocità».

In Europa sarebbe possibile un modello simile, viste le normative sulla privacy?
«Credo sia soprattutto una questione di approccio culturale. Nel rispetto delle normative, è possibile costruire anche in Europa piattaforme di dialogo diretto con il cliente. È qualcosa che vogliamo esportare anche nei mercati esteri: oggi, in molti Paesi, compri un’auto e il rapporto con il brand praticamente si interrompe. Noi vogliamo una connessione continua.

I tempi di sviluppo del design si stanno accorciando ovunque. Com’è la situazione in Changan?
«La velocità è data in parte da un maggiore impegno: in Cina si lavora di più, con meno giorni di vacanza. Ma contano molto anche gli strumenti digitali e il lavoro distribuito sui fusi orari, che rende l’attività quasi continua. C’è poi un fattore generazionale fondamentale: l’età media di ingegneri, designer e manager è molto bassa, intorno ai 25-26 anni. Sono nativi digitali, lavorano in modo immediato, tutto avviene in parallelo. È un approccio molto diverso dall’Europa, e personalmente lo trovo entusiasmante».

Qual è la visione di Changan per il futuro?
«Vogliamo offrire una mobilità affascinante e di alta qualità ai clienti di tutto il mondo. Il ruolo del design crescerà ulteriormente, perché la tecnologia sta diventando sempre più complessa e opaca, quasi una “black box”. Il design è ciò che rende questa complessità comprensibile e desiderabile. In Cina, inoltre, il rapporto con l’automobile è molto diverso: l’auto è anche uno spazio di vita, un salotto mobile. Gli utenti la personalizzano, aggiungono oggetti, curano materiali, qualità dell’aria, comfort, atmosfere. Questo cambia radicalmente il modo di progettare. Ed è qui che il design diventa centrale nel definire l’esperienza di mobilità del futuro».