1. Perché sei diventato un car designer?
Da quando sono stato in grado di pensare, ho sempre disegnato cose, dai cartoni animati, alle case, alle automobili. Sono rimasto particolarmente affascinato dai diversi caratteri e forme espressive che il design di un veicolo può trasmettere. Sono cresciuto in Polonia, dove all’epoca non esisteva la professione di progettista automobilistico e per questa ragione ho iniziato a studiare architettura. Volevo lavorare in modo creativo e progettare oggetti. Il desiderio di trasformare la mia passione in una professione è cresciuto e per caso mi sono imbattuto nelle immagini di alcuni progetti di Marcello Gandini per Bertone. Veicoli futuristici, con una forma dominante a cuneo degli anni ’70 come la Fiat X 1/9 e l’Autobianchi A112 o la Bertone Runabout, che aveva disegnato seguendo prospettive architettoniche. Da giovane studente di architettura ho provato quindi a ricreare simili progetti e mi è stato subito chiaro che era quello che volevo fare.

2. Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Trovo ispirazione in esperienze diverse, in momenti in cui ti senti di affrontare bene il futuro che ti immagini. Ad esempio, la prima volta che ho visitato lo stabilimento Bmw di Zaha Hadid a Lipsia, sono rimasto colpito dall’espressività e dall’emozione che trasmette l’edificio. Anche se a prima vista è “solo” calcestruzzo, riesce ad esprimere emozioni: dà un senso di aspettativa e promette che c’è un futuro in cui emozione e tecnologia possono essere combinate. Sono anche ispirato dalla bellezza dei capolavori tecnici del passato, siano essi barche, veicoli o altro. Quando vedo la vecchia arte meccanica applicata, mi viene subito voglia di prendere una penna e iniziare a disegnare qualcosa.

3. Qual è la chiave per creare un design che non invecchi prima di cinque anni?
In qualità di designer automobilistico cerco di vivere cinque anni prima, immaginandomi che cosa sarà. I veicoli su cui stiamo attualmente lavorando rappresentano il futuro del marchio. Per affrontare questa sfida ci chiediamo quale tipo di carattere avranno i nostri veicoli, come si crea un effetto “wow”, come sarà l’estetica di domani. Spesso questi elementi sono parte di un processo che vive un periodo d’interruzione e poi ritornano. Quello che andiamo a cercare sono proprio queste interruzioni stilistiche che poi ritorneranno viste come nuove, innovative e rivoluzionarie. re proprio queste interruzioni, che vengono poi viste come nuove, innovative e rivoluzionarie. Certamente essere in grado di catturare questi momenti, richiede un mix di esperienza e talento che è la forza del nostro marchio.

4. Quali sono le tipicità di Mini?
Mini ha due lati per me: il marchio ha un forte legame con la sua storia e le origini britanniche, ma è anche moderno e innovativo. È proprio questo che rende l’identità Mini così affascinante. I nostri modelli sono digli di una mentalità simpatica, positiva e aperta. In questo modo è facile per qualsiasi automobilista stabilire un rapporto diretto con il prodotto e questi elementi rendono unico il nostro marchio. Come team di design, consideriamo nostro compito riempire continuamente lo spazio tra tradizione e modernità con qualcosa di nuovo e autentico.

5. Come sarà la Mini del futuro?
Il futuro è qualcosa di positivo per me, è ciò per cui lavoriamo e per cui siamo qui. Molte cose stanno cambiando e vedo grandi opportunità che possono essere sfruttate per ottenere un ottimo design. Oggi abbiamo un’intera famiglia Mini e pensiamo sempre a cos’altro potrebbe essere aggiunto. Sono fermamente convinto che una Mini manterrà sempre la sua espressione simpatica e anche se dovesse diventare un box a guida autonoma, l’esperienza rimarrà molto personale. Stiamo lavorando proprio su questo. L’esperienza che deriva dall’utilizzo delle vetture del nostro brand dev’essere carica di ottimismo: quando ogni proprietario vede la sua Mini al mattino, deve sorridere e pensare che probabilmente la giornata che sta per affrontare sarà buona.