Sfuggente e acquattata, in un gioco tipologico che confonde i profili di berlina, coupé e monovolume, la Vision Meta Turismo sembra sposare perfettamente la celebrazione degli ottant’anni della Casa (a dicembre 2025) nonché il patinato palcoscenico della Milano Design Week (lo scorso aprile). Tuttavia, l’ultima elaborazione concettuale Kia si spinge verso contenuti molto più articolati, che gettano uno sguardo profondo sul futuro e vengono mirabilmente dissimulati dalla confezione esterna.
Ispirazione videoludica
«Anzitutto, siamo partiti dai desideri dei giovani, di chi è cresciuto in un ambiente digitale», chiarisce Jochen Paesen, vicepresidente del Future Design Group. «Come emozionare una simile generazione, che talvolta non possiede neppure abitudini di consumo consolidate, e magari non ama l’automobile? Puntando all’ispirazione videoludica, congeniale ai nuovi linguaggi e utile fra l’altro per eludere certe facili tendenze ad annoiarsi».
Strumento di mobilità progressivo
Si definisce così una vettura che associa, alle tipiche abitudini prototipali della guida autonoma e della modalità orientata al pilota, una terza dimensione profondamente immersiva, organizzata intorno a cristalli divenuti schermi e fruibile perfino in parcheggio. «Desideravamo creare uno “strumento di mobilità progressivo” capace di proiettarsi verso il domani, reinterpretando molte convenzioni», continua Oliver Samson, capo di Kia Design Europe.
Universo reale e digitale
Alle generose quattro porte viene abbinato un abitacolo altamente vivibile per tutti i passeggeri, oltre che specializzato intorno al guidatore, con uno studio mirato delle sedute e l’insistita presenza di controlli fisici. «I ragazzi distinguono molto bene il reale dal virtuale – riprende Paesen – dunque abbiamo proposto entrambi gli universi, in particolare attraverso una leva che simula i passaggi di marcia e molteplici tasti per gestire, fra le altre funzioni, partenze brucianti, iniezioni momentanee di potenza e il rumore del motore».
Una sosta in “sala giochi”
Senza dimenticare un volante dall’impugnatura assimilabile al comando di un videogioco, tramite il quale selezionare pure tre “esperienze digitali” (Speedster, Dreamer e Gamer) imperniate sulla realtà aumentata: «Quest’ultima si avvale della visualizzazione di immagini dinamiche sia sul parabrezza sia sui finestrini, in modo da trasformare l’interno in una sorta di “sala giochi” durante le soste, oppure offrire un navigatore discreto ma efficace nell’uso veloce».
Riconnessione con la strada
In altri termini, talvolta l’autentica “immersione” consiste nel contenere l’inquinamento visivo e recuperare il contatto con la strada, modulando accuratamente le infinite sfaccettature utilitarie della tecnologia. Con l’avanzare del dialogo, poi, si avverte in tutta chiarezza l’esigenza dei progettisti di gestire la complessità.
(Articolo completo su A&D n. 279)




