Il padiglione d’oro è il capolavoro di Yukio Mishima e uno dei pilastri della cultura giapponese. Tra i suoi temi spicca la ricerca quasi spirituale della forma perfetta, della bellezza vista non come qualcosa di statico ma di vivo, in continuo movimento, che reagisce alla luce. Lo cito perché l’ho pensato di continuo durante la visita al Mazda R&D Centre di Oberursel, vicino a Francoforte, il centro di design europeo del marchio. Non era la prima volta, ma una di quelle che mi hanno lasciato di più: la ricerca del movimento in un corpo fermo è parte della filosofia Mazda. A spiegarlo è Jo Stenuit, Design Director di Mazda Motor Europe. «Il nostro obiettivo è che anche da ferma un’auto dia l’impressione di muoversi».
Mazda è tra i pochissimi costruttori a non aver abbandonato la modellazione (lo aveva fatto, ma l’ha reintrodotta), e soprattutto a sperimentare. Entrando nel centro si incontrano subito sculture che rappresentano tensione e movimento. «Siamo indipendenti, lontani dalle logiche dei grandi gruppi e spesso in anticipo sui programmi. Per questo il mio team di 21 persone ha tempo e libertà di sperimentare». I designer lavorano su blocchi di vari materiali, delineando forme che ricordino l’auto nei punti principali.
Questa ricerca è espressa dal Kodo (“anima del movimento”), la filosofia che accompagna il marchio da 16 anni. Prima le Mazda avevano linee più tese e spigolose, ispirate allo scatto del ghepardo; il Kodo ha lasciato spazio a superfici sensuali e continue, per far “danzare i riflessi“ quando la vettura si muove.
Lo stesso Stenuit è arrivato all’auto come modellatore digitale, eppure il reparto ha riportato al centro il lavoro manuale: fresatura, creta, verniciatura e quattro modellisti che lavorano a mano. Farle a mano, riflette, le rende personali e restituisce qualcosa che il digitale non dà. La tecnologia resta preziosa, ma è la mano a dettare la regola che la macchina poi affina.
Lo spettro
Peculiare di Mazda è anche la ricerca dei materiali. Allo studio era presente il team CMF (Color, Materials and Finish), che indaga sensazioni visive e tattili e quali colori e materiali siano in voga o già superati: per questo i designer frequentano eventi come la Design Week di Milano.
Anche per i colori il filo conduttore resta il radicamento giapponese: indaco, ceramica, carta washi. Mazda è famosa per il Soul Red Crystal, nato non senza perplessità (il rosso fa pensare a Ferrari) ma amatissimo. La ricerca però è sempre andata avanti: dopo il confronto con il Giappone, da una forma blu tinta in studio è nato il Navy Blue Mica dell’ultima CX-5, scelta d’eredità più che di tendenza; il Nightfall Violet Mica della CX-6e vira invece dal nero al viola secondo la luce. Un colore, raccontano, va guardato da un’angolazione e al sole, perché di piatto racconta tutt’altro.






