Dimenticate le Ferrari storiche dei carrozzieri italiani, le linee sinuose tracciate da Pininfarina negli anni Cinquanta e Sessanta, o le forme a cuneo dei decenni seguenti. Niente a che vedere nemmeno con le creazioni realizzate dal centro stile interno Ferrari Design nei suoi oltre 15 anni di attività. Con la Luce la parola d’ordine è “disruptive”. Si apre un capitolo nuovo per la ricerca estetico-formale, fuori dai codici conosciuti e del tutto inedito come la vettura stessa, prima pura elettrica del marchio del Cavallino e prima cinque posti, con trazione integrale, quattro motori, un pacco batterie da 122 kWh, basata su una piattaforma dedicata, progettata in ogni singolo componente a Maranello, dove la Luce verrà prodotta nei prossimi mesi.
Il design è nato invece molto più lontano, affidato allo studio LoveFrom di Jony Ive e Marc Newson, con sedi a San Francisco e Londra, un collettivo che riunisce creativi di diverse discipline, da architetti a designer di prodotto, grafica interaction. E l’approccio product design, anziché automotive, sulla Luce si percepisce chiaro e forte, in una silhouette inattesa costituita da due parti: una grande “glass house», che si estende dal frontale alla coda, fasciata da un corpo vettura monolitico in alluminio le cui estremità anteriore e posteriore fungono da spoiler flottanti. Colpisce il volume posteriore alto e massiccio, enfatizzato dalle ruote posteriori da 24 pollici (23 per le anteriori).
«Quando abbiamo ricevuto l’input del progetto per una vettura elettrica a quattro porte e cinque posti, abbiamo accolto la sfida scegliendo di separare gli elementi», ha spiegato in occasione del reveal a Roma Marc Newson (che si era per altro già cimentato in passato con un progetto automotive, la concept car Ford 021C del 1999). «Volevamo una cellula passeggeri spaziosa e ben distinta dalla carrozzeria esterna, e questo ha comportato una serie di problematiche da risolvere, come ad esempio i tergicristalli, visto che l’area vetrata si estende in avanti fino alla sommità del radiatore». Insieme ai tecnici Ferrari è stata trovata una sistemazione in verticale lungo i montanti anteriori, che non perturba più di tanto l’aerodinamica del veicolo. «Vorrei sfatare il preconcetto che vuole designer e ingegneri sempre in lotta, anche noi abbiamo un approccio ingegneristico e la collaborazione per pervenire al risultato finale è stata ottima». Proprio l’aerodinamica è uno degli aspetti cui hanno lavorato più intensamente gli specialisti Ferrari, con 6000 ore di simulazioni in galleria del vento con modelli in scala e a grandezza naturale, più del doppio di quelle dedicate a suo tempo al progetto della Purosangue, precisano gli ingegneri.
L’approccio product design di LoveFrom si esprime al meglio all’interno, nella strumentazione e nell’interfaccia utente (ammirevole il “multigraph”, con lancette fisiche e quadrante virtuale che si trasforma da orologio a cronometro, a bussola), dove comandi fisici ispirati alla meccanica di precisione e grafiche digitali si incontrano in elementi volutamente tenuti – anche qui – ben separati. Un modo riuscito per distinguere l’identità “full electric” della Luce, che si avvia inserendo la chiave, un rettangolo di vetro, in un apposito vano nella console centrale, accanto al selettore di marcia dando vita al veicolo. Le informazioni essenziali per il pilota sono inserite in un “binnacle” solidale con il piantone dello sterzo così da risultare sempre visibili ad ogni regolazione del volante, anche questo un oggetto dal design riuscito nella sua organizzazione dei moduli di controllo. Le due palette laterali sono in alluminio anodizzato, come le tre razze che richiamano al passato senza replicarlo, proprio come molte scelte grafiche di tutto l’allestimento interno. Il pannello di controllo è un altro elemento a sé, montato al centro della plancia su uno snodo che lo rende orientabile mediante un’impugnatura alla base, mentre l’overhead control panel alloggiato sul padiglione ospita una serie ulteriore di comandi, tra cui il Launch Control con cui si avvia la procedura di partenza prestazionale.
Per Ferrari la parola d’ordine è stata invece integrazione, tenendo il driver sempre al centro del progetto e dando priorità alla funzionalità. Per quanto i risultati ottenuti in termini di efficienza siano ragguardevoli (vedi i 1050 cavalli di potenza massima), non era importante il valore assoluto di ciascun dato della scheda tecnica quanto il modo in cui la Luce risponde ai comandi, in un sistema concepito per lavorare in sinergia per il massimo piacere di guida mantenendo sempre il controllo del mezzo. Sia per la divisione R&D, sia per l’industrializzazione, i tecnici Ferrari hanno dovuto confrontarsi con territori progettuali e costruttivi inesplorati, coinvolgendo nuovi fornitori, sperimentando soluzioni e metodologie inedite per l’azienda. Un know-how che va oltre l’esperienza Luce, prezioso per i progetti futuri.




