I suoi studi e il suo lavoro l’hanno portato in tutto il mondo. Medio Oriente (è nato in Libano), Europa, Stati Uniti, Asia: un mix di culture ed esperienze che ne hanno  forgiato il carattere e la personalità stilistica. Karim Habib, classe 1970, dopo aver curato il design del gruppo BMW e di Infiniti, dal 2019 è Senior Vice President e Head of Kia Design Center e autore della filosofia “Opposites United” che guida le forme dei nuovi modelli del brand coreano.

Hai degli oggetti o dei luoghi di riferimento da cui prendi ispirazione?

«Si, ne ho diversi che appartengono a varie categorie. Dalle auto che tutti amano, come le Ferrari e le Alfa Romeo degli Anni 60 e 70, a quelle più di nicchia come la Ford Focus Concept del 1992. Adoro, in particolare, l’architettura giapponese di tipo tradizionale, ma anche la Corea mi offre sempre grandi spunti. Credo, ad esempio, che sia di grande ispirazione il museo Audeum di Seoul. Ho anche un forte legame con l’Italia: ho vissuto a Roma per qualche mese da adolescente e mi sono letteralmente innamorato di quella città al punto che per me è diventata un riferimento».

E se parliamo di designer?

«In campo automobilistico il mio preferito è Giorgetto Giugiaro, ma se ampliamo il raggio si aggiungono Jean Nouvel, il maestro dell’archi-tettura contestuale Kengo Kuma, gli architetti svizzeri Jacques Herzog e Pierre de Meuron e il designer danese Arne Jacobsen nato all’inizio del ‘900. Tornando alle auto, impossibile non pensare ai progettisti ultra-talentuosi che hanno lavorato per Pininfarina nel corso degli anni e, naturalmente, a Marcello Gandini».

Meet the designer - Karim Habib

C’è un’auto o un oggetto che avresti voluto disegnare?

«Tantissimi, è normale e giusto per chi fa questo mestiere avere degli oggetti di culto. Partendo con le auto, sicuramente l’Alfa Romeo Giulia GT del 1963, tutte le Ferrari realiz-zate da Pininfarina tra gli Anni 60 e 70, le Lamborghini Miura ed Espada. Se penso, invece, agli oggetti mi viene in mente la sedia Grand Prix progettata da Arne Jakobson a metà degli Anni 50 e, senza dubbio, la mitica caffettiera Bialetti».

Quando hai capito che volevi diventare un designer di auto?

«Abbastanza presto. Addirittura ricordo che da bambino, per giocare, avevo creato il mio brand automobilistico personale. Poi sono cresciuto e ho iniziato a studiare ingegneria: lì ho capito subito che sarei stato molto più felice come designer che come ingegnere».

Ricordi un punto di svolta nella tua carriera?

«Beh, quando ho iniziato a frequentare l’ArtCenter College of Design, ho capito che era il posto per me. Amavo tutto di quella scuola e di quel percorso di studi. L’incontro con Chris Bangle ha dato una svolta: ho sempre pensato avesse una straordinaria persona-lità e mi ha dato la fiducia necessaria per diventare un designer automobilistico. Ha creduto nelle mie capacità».

Meet the designer - Karim Habib

Quali sono i tuoi hobby e le tue passioni?

«In questo momento della mia vita con due bambini piccoli non ho molto tempo per coltivare i miei hobby. La famiglia per me è estremamente importante: è con lei che trascorro la maggior parte del mio tempo e a lei dedico molte delle mie energie. A parte questo, sono appassionato di auto d’epoca e di architettura».

Ascolti musica? 

«Amo la musica. La ascolto continuamente e penso che abbia un ruolo importante nella risoluzione di alcune mie divergenze e stati  d’animo. È difficile per me individuare un unico artista che mi piace, credo che i miei gusti musicali siano piuttosto eclettici, ma essendo cresciuto a Montreal, sento che la scena alternativa in Canada ha plasmato le mie preferenze in questo campo».

Ci sono delle città di tendenza oggi?

«La mia città del benessere, in questo momento, è Seoul e credo abbia delle potenzia-lità enormi. Questo metropoli oggi è anche un luogo di forte tendenza vista la grande quantità di cultura e arte. Questo grande mix produce nella mia anima forti influenze e la affascina nel profondo».

Meet the designer - Karim Habib

Qual è la giornata tipo del capo del design Kia?

«La giornata tipo dovrebbe iniziare con molta pianificazione, ma la verità è che non esiste una vera giornata tipo. Penso che ogni giorno sia molto diverso: abbiamo così tanti progetti e così tanti luoghi d’incontro che ogni minuto porta nuove sfide e opportunità e, spesso, piccole sorprese meravigliose».

Dove abiti ora?

«Attualmente vivo fuori Francoforte e mi piace. È una cittadina non troppo grande, ma, allo stesso tempo, molto internazionale. Ogni mese vado a Seoul, quindi mi sento di vivere anche un po’ in Corea e, come ho detto, adoro quella città. Sono legato anche a Los Angeles dove mi trovo ora (al momento di scrivere, ndr): qui in passato ho vissuto e studiato e le cose non sono molto cambiate. Di questa città ho sempre ammirato la quantità di diversità che puoi incontrare».