«Ogni vettura deve creare una sorpresa». Così, per raccontarci la genesi dell’ultima nata al Centre de Création Citroën, il direttore del Design Jean Pierre Ploué vuole ripercorre le fasi di progettazione lasciando per ultima proprio la vettura finita, celata da un telo al centro della grande sala di presentazione. Il velo cadrà solo dopo che lui e Carlo Bonzanigo, direttore del Design per i Programmi di Cooperazione Citroën e capo del progetto, avranno analizzato i concetti, i valori di marca e le scelte che hanno portato alla definizione dell’auto che per ora chiamano A58.

«Alla base di tutto c’è il concetto di stile», prosegue Ploué con l’entusiasmo che gli è tipico. «Si voleva fare un veicolo molto compatto, “volumico” più che monovolume, solido, semplice ed efficace, dalla connotazione avventurosa». La sagoma della vettura ancora nascosta, piuttosto alta rispetto all’ingombro a terra e con una scarsa campanatura del padiglione, sembra indicare che le premesse sono state rispettate. Non si percepisce però una silhouette ovoidale, tipica del monovolume. Conferma Ploué: «All’epoca della definizione della A58 avevamo già disegnato la C4 Picasso, a cinque e sette posti, e non volevamo farne una versione in scala ridotta. Abbiamo preferito “rompere lo stampo” e creare una morfologia diversa».

Sul grande schermo alla parete scorrono intanto le immagini dei concetti iniziali e dei disegni di ricerca, che indicano piuttosto un’architettura a due volumi, con un cofano corto raccordato a un corpo vettura pieno, anche se dinamico. Non mancano i riferimenti alla storia del marchio, come la 2CV e la DS, ma è solo per sottolineare l’identità esclusiva di ogni singolo modello. Spiega Carlo Bonzanigo: «Il filo conduttore delle vetture Citroën è sempre da ricercare in una morfologia molto tipizzata, con un carattere definito e ben riconoscibile, ma sempre al servizio del concetto del veicolo.

Non è mai uno stile generalizzato ad essere trasversale alla gamma: è il concetto forte. La C2 e la C3, ad esempio, sono giocate su registri diversi: più giovane e urbano, architetturale, per la C2, amichevole e orientato alla condivisione quello della C3 con le sue forme arrotondate. Ma nessuno direbbe mai che non sono delle Citroën».

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