Una one-off che rilegge la memoria Ferrari senza nostalgia. Flavio Manzoni e il team raccontano un progetto che unisce scultura, grafica e rigore tecnico. La SC40 nasce con un equivoco potenziale: evocare la F40 senza diventarne replica. «Non potevamo fare un tributo a un’icona come la F40 per un solo cliente», chiarisce subito Flavio Manzoni. «Sarebbe stata un’operazione nostalgica. Abbiamo invece scelto di lavorare su pochi elementi evocativi – l’ala fissa, la scritta embossed, il kevlar – costruendo però un linguaggio totalmente nuovo».

Ferrari SC40

Coerenza con il marchio
Secondo il Chief Design Officer Ferrari, il progetto non consolida uno stile, ma lo mette in tensione. «Mi interessa creare una contaminazione tra forma scultorea ed elementi grafici. Questo contrasto genera qualcosa di fresco, quasi dirompente».
Johann Lemercier, Head of One-Off Design Projects, inquadra il ruolo delle fuoriserie: «La one-off è un outsider. Non nasce per anticipare la gamma, ma per esplorare insieme al cliente una visione molto personale». Una libertà che non significa isolamento: «Lavoriamo con lo stesso team del Centro Stile proprio perché queste vetture devono mantenere coerenza con il marchio».

Ferrari SC40

Pieni, vuoti e performance
Formalmente la SC40 lavora per sottrazione. «Partiamo da volumi pieni, quasi fusi, che poi scaviamo», spiega Riccardo Angelini, Exterior Lead Designer. «Le prese d’aria, le NACA laterali, le feritoie posteriori non sono dettagli decorativi: nascono da esigenze precise di raffreddamento e flussi».

Ferrari SC40

Intuizione e simulazione
Il compromesso più evidente riguarda l’ala posteriore. «Nei primi schizzi era più bassa», racconta Manzoni. «Ma l’aerodinamica richiede una certa distanza dal corpo vettura per funzionare al meglio. Sono equilibri che si accettano, perché la performance fa parte dell’identità Ferrari». Sul rapporto tra intuizione e simulazione, Manzoni è netto: «Dire che una Ferrari è disegnata dall’aerodinamica è corretto, ma non significa che lo stile venga sacrificato. Anche su progetti estremi come la 499P abbiamo dimostrato che bellezza e performance possono nascere insieme».

Ferrari SC40

Materia, memoria, identità
Negli interni la libertà creativa è ampia, ma regolata. «Una one-off non è una show car», precisa Lemercier. «È una Ferrari vera, deve rispettare standard di sicurezza, durabilità e omologazione». Cristina Fiò-Bellot, Color & Trim One-Off Designer, racconta l’approccio ai materiali: «Abbiamo meno vincoli rispetto alla gamma, ma utilizziamo solo contenuti validati. La differenza è che possiamo sviluppare soluzioni ad hoc». Il carbon kevlar, per esempio, è stato reinterpretato. Anche il tessuto jacquard rosso richiama la memoria F40 senza copiarla. «Ci ispiriamo al passato, ma lo traduciamo con tecnologie contemporanee».

Ferrari SC40
Il team che ha lavorato sulla Ferrari SC40, guidato da Flavio Manzoni insieme ai responsabili di progetto: Johann Lemercier, Riccardo Angelini, Francesco Avesio, Cristina Fiò-Bellot, Enrico Gatto.

Un progetto postmoderno
Se tra vent’anni la SC40 dovesse diventare un riferimento, cosa la renderebbe rappresentativa? Manzoni sceglie una definizione precisa: «Postmoderno, nel senso alto del termine. Recuperare elementi della tradizione e ricombinarli rompendo certi dogmi del car design».
In questa tensione tra memoria e sperimentazione si gioca l’identità della SC40: non un esercizio nostalgico, ma una dichiarazione di metodo. Esplorare, osare, senza mai smettere di essere Ferrari.

(Articolo completo su A&D n. 277)