Nel progetto di una vettura elettrica contemporanea, l’aerodinamica non è più un semplice affinamento tecnico finale, ma un elemento che entra fin dalle prime fasi nel processo creativo. È proprio questo il caso della nuova Hyundai Ioniq 6, dove efficienza e forma sono state sviluppate in stretta collaborazione tra ingegneri e designer. «Abbiamo un rapporto molto stretto con il design, sia con il centro stile europeo sia con quello coreano», spiega Giulia Ludovici, Group Manager Performance and Aerodynamics in Hyundai Europe. «Ogni proposta stilistica viene revisionata dal nostro team di aerodinamici, sia qui in Europa sia in Corea. Analizziamo le superfici, valutiamo il comportamento dell’aria e poi riproponiamo eventuali modifiche che possono migliorare le prestazioni aerodinamiche della vettura».

CFD e nuovi strumenti: quando la tecnologia accelera il design

A rendere questo processo più fluido e veloce sono gli strumenti digitali oggi a disposizione degli ingegneri. La simulazione numerica dei flussi, attraverso la CFD (Computational Fluid Dynamics), consente infatti di valutare rapidamente l’impatto aerodinamico delle scelte stilistiche. «Gli strumenti moderni sono fondamentali per velocizzare lo sviluppo», spiega Ludovici, che con il suo team si è impegnata a sviluppare l’efficienza aerodinamica del veicolo. «Il design spesso ci propone nuove idee o modifiche e ci chiede di valutarle dal punto di vista aerodinamico. Grazie alla CFD possiamo impostare rapidamente i calcoli e rispondere in tempi molto brevi». In questo modo l’aerodinamica diventa uno strumento a disposizione del design, non un vincolo. «Questi strumenti permettono di accelerare il processo e di accompagnare il lavoro dei designer, aiutandoli a trovare soluzioni che siano al tempo stesso efficaci dal punto di vista aerodinamico e coerenti con l’identità stilistica della vettura».

Quando la forma è già aerodinamica

Nel caso specifico della nuova Ioniq 6, il dialogo tra stile e ingegneria si è rivelato particolarmente armonioso. La vettura nasce infatti da un’impostazione formale già molto favorevole dal punto di vista aerodinamico. «Onestamente su questa vettura non ci sono stati scontri particolarmente forti tra design e aerodinamica», racconta Ludovici. L’intervento più significativo ha riguardato la configurazione degli elementi aerodinamici posteriori. «L’aspetto principale è stata la rimozione del doppio duck tale rispetto alla versione precedente e l’introduzione di un unico alettone», spiega. «È stata la modifica più innovativa» Il risultato è stato un equilibrio tra discipline diverse. «È stato un mix», conclude Ludovici. «L’aspetto tecnico è stato molto importante, ma il risultato finale nasce sempre dal dialogo tra ingegneria e design».