Un’intersezione di competenze senza precedenti, destinata a librarsi sull’acqua come un velocissimo uccello da ammirare anche per eleganza. Nella veste formale del primo esperimento offshore di Maranello, straordinario debutto che mira a infondere alla competizione nautica l’eccellenza di matrice automobilistica, si sposano le conoscenze tecniche di due importanti poli aziendali: il Team Tech (guidato da Matteo Lanzavecchia e Marco Guglielmo Ribigini) e il Design Studio (sotto la direzione di Flavio Manzoni da oltre quindici anni). A tale assetto si aggiunge l’architetto navale Guillaume Verdier.

Il risultato confluisce in un monoscafo a vela dalla forma leggera e rastremata, verniciato nell’evocativa tinta Giallo Fly per significare a un tempo la tradizione, poiché la denominazione proviene dalla 275 GTB del 1964, e l’atto ultracontemporaneo del sollevarsi dalla superficie del mare. A scolpire il profilo sensuale della carena, naturalmente, provvedono le invisibili esigenze aerodinamiche e idrodinamiche delle traversate oceaniche.  «Hypersail ha rappresentato per noi un’opportunità inattesa, un obiettivo sfidante perfetto per estendere la ricerca creativa» racconta soddisfatto Manzoni. Che tiene a sottolineare come, al pari di quanto accada con le vetture, ancora una volta i fili dell’estetica vengano tesi dalla funzione: «Quando si richiede il massimo obiettivo prestazionale, i vincoli tecnici e strutturali diventano imprescindibili. Per questo il progetto si è rivelato così complesso e interessante!».

Fra gli elementi di maggior significato, i pannelli solari applicati su coperta e murate: risultano calpestabili (con un attento studio dell’attrito per evitare incidenti), orientati per fruire al meglio dell’irraggiamento e, come si poteva osservare presso il Flagship Store durante la Milano Design Week, perfettamente integrati nelle porzioni scure dell’imbarcazione. Queste ultime, del resto, derivano dall’impiego del carbonio quale materiale principe della struttura, finendo col comporre un dialogo cromatico di estremo impatto.

Infine, se a tratti la copertura superiore lascia ravvisare «l’architettura della 499P vincitrice a Le Mans» nell’articolazione delle diverse sezioni, complessivamente la livrea esprime una liscia ricerca di perfezione comparabile alla «purezza della Monza SP1/SP2». Fuori dalla sintassi formale, peraltro, in futuro l’inedita implicazione “marina” originerà interazioni tecnologiche con l’asfalto, che Manzoni precisa così: «Abbiamo sviluppato un autentico laboratorio, con un forte orientamento alla sostenibilità in quanto non esistono generatori a bordo. Dunque l’energia viene prodotta attraverso dispositivi eolici o, appunto, solari. Indubbiamente, tale percorso si rifletterà sull’automobile in termini di ecologia e “potenza pulita”». Secondo quali modalità? La navigazione è appena iniziata…