La terza generazione del modello più prodotto e venduto di Mazda si conferma portabandiera degli obiettivi e della visione della Casa di Hiroshima, attenta all’aspetto più pratico della tecnologia e a seguire le tendenze senza diventare succube della moda né dimenticare la tradizione.
Per questo, pur alzando ancora il livello dei contenuti, il posizionamento sul mercato e le aspettative, conferma scelte orientate prima di tutto alla concretezza. Aumentano sensibilmente le dimensioni, soprattutto la lunghezza, prossima ai 4,7 metri, e il passo che arriva a sfiorare i 2,82, misure che la collocano ora tra le medie più che tra le compatte, ma che regalano accessibilità e abitabilità accresciute con portiere posteriori più lunghe di ben 70 mm. Il tutto, però, senza stravolgere forme e proporzioni. Come accade agli interni, dove debuttano un grande display centrale con diagonale fino a 15,6” che però non cancella del tutto i comandi fisici sia sul volante sia in plancia, e una nuova piattaforma digitale che integra le funzioni Google in attesa di aggiungerci la AI.
Anche in questo panorama di progresso ci sono però tracce di tradizione: ad esempio, i profili nella parte bassa delle fiancate, la forma dei passaruota e persino alcuni elementi dei sedili si ispirano e rendono omaggio all’antica tecnica del Kigumi, l’arte di incastrare il legno per creare mobili, strutture e persino edifici senza colle o chiodi. Gli interni sono modellati secondo il principio del MA (spazio), uno dei pilastri della visione del design in casa Mazda, e sviluppati parallelamente allo studio dei materiali portato avanti secondo il principio del rispetto delle origini e delle tradizioni, per far sì anche un prodotto industriale su larga scala come un’automobile riesca a trasmettere la sensazione della cura manuale.


