CECOMP, QUARANT’ANNI DI MAESTRIA

//CECOMP, QUARANT’ANNI DI MAESTRIA

C’è vicino a Torino un’azienda che non in molti conoscono fuori dal mondo dell’automobile, ma che da tempo è diventata un punto di riferimento per chi lavora nel settore. Sono pochi infatti i marchi delle quattro ruote a non valersene per attuare modelli di stile, prototipi realizzati a mano e preserie, fino alla produzione di parti (anche intere scocche) e addirittura di veicoli completi. La Cecomp è uno dei simboli di quell’eccellenza che ha fatto un tempo la fortuna dei carrozzieri torinesi a conduzione familiare. Non a caso è fra le poche aziende che sono sopravvissute alla grande crisi di anni recenti, riuscendo anzi a espandersi con uno sforzo tecnologico d’avanguardia. «L’importante è credere in quello che facciamo», spiega Gianluca Forneris, che con il fratello Paolo ha raccolto l’eredità del padre Giovanni scomparso due anni fa.

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I fratelli Forneris, che guidano la Cecomp: a sinistra Gianluca, responsabile delle attività tecniche e commerciali, e a destra Paolo, responsabile degli aspetti finanziari e amministrativi.
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Un cofano motore e il montaggio di una portiera. Così nasce una scocca alla Cecomp, che si specializza nella lavorazione dell’alluminio: in questo caso si tratta di una BMW Z4 Coupé.
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Il segreto, forse, è stato l’abilità di coniugare tradizione e futuro. La tradizione è quella di Giovanni Forneris, nato modellista nel Centro Stile Fiat, cresciuto poi con Giovanni Michelotti e infine con Giorgetto Giugiaro fino a quando si mise in proprio nel 1971 con una modelleria che nel 1978 sarebbe diventata la Cecomp (ovvero Centro Esperienze Costruzione Modelli e Prototipi).

Un’immagine storica: il primo a destra è Giovanni Forneris, nato come modellatore e fondatore, nel 1978, della Cecomp. Qui è con il celebre designer Giovanni Michelotti (a sinistra) e Piero Ambrino (responsabile modelli studio Michelotti).
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Il prototipo ultimato di una De Tomaso di fine anni 70, sopra. A destra, la scocca per il prototipo Maserati Shamal del 1987. Sono pochi i marchi automobilistici che non sono passati per gli stabilimenti Cecomp.
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Il futuro nasce su due piani: per lo stile nel 2010, quando in joint-venture con Tecnocad e l’imprenditore Teresio Gigi Gaudio viene creata la società di design Icona, principalmente votata al mercato estero, che oggi sotto la guida del direttore del design Samuel Chuffart ha uno studio a Shanghai con 90 persone, un altro a Los Angeles con 20 addetti e un terzo a Torino con 15 persone, nonché un fatturato previsto per il 2018 di 20 milioni di euro e, attualmente, 27 commesse aperte. Icona fornirà inoltre i servizi di stile a Cecomp cui è stato assegnato un bando della Regione Piemonte per realizzare un’auto elettrica da città, la e-Stes.

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Il prototipo della Chevrolet Corvette Indy del 1986: fotografata appena ultimata, poco prima di essere mandata in America alla General Motors che l’aveva commissionata.

Sul piano industriale, la crisi che ha paralizzato il mondo dei carrozzieri torinesi è stata superata nel 2009 con il progetto BlueCar di Vincent Bolloré per il quale Cecomp ha fornito sviluppo, industrializzazione e produzione completa (a partire dal 2011) per le prime 2500 vetture, mentre dal 2014 Cecomp è tornata al proprio core business con la fornitura delle scocche assemblate. («È stata superata la quota di 10 mila unità prodotte», osserva Forneris). Nel 2013, poi, è nata Cecomp Slovenia che produce parti per Renault (Clio e Twingo) e Smart (Fortwo).

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Disegnata da Samuel Chuffart, la Vulcano è un prototipo di supercar ibrido la cui maggiore caratteristica è di essere stato costruito in titanio. A sinistra, due artigiani esperti nella lavorazione a mano.

Ma due mosse decisive, che come spiega Forneris determineranno i mezzi di ogni sviluppo futuro, sono state da una parte l’acquisizione nel 2015 di Model Master, azienda concorrente di Moncalieri, che è ora fusa con Cecomp e oggetto di una riorganizzazione – per evitare doppioni – con lo stabilimento principale di La Loggia «dove resta il cuore dell’azienda»; e dall’altra l’apertura nel 2017 di un nuovo stabilimento a Piobesi focalizzato sulla lavorazione premium dell’alluminio (per marchi come Alpine e Aston Martin). «Fresatrici da una parte, presse dall’altra», sintetizza Forneris.

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Sopra, una vista del nuovo stabilimento di Piobesi inaugurato nel 2017. E’ focalizzato sulla lavorazione premium dell’alluminio e sull’utilizzo di tecnologie informatiche 4.0. Al progetto BlueCar di Vincent Bolloré, a destra, Cecomp ha fornito in una prima fase anche la produzione completa. Dal 2014 fornisce le scocche assemblate.
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Sotto, il teaser della e-Stes per Ginevra 2019. La vettura sarà sviluppata da Cecomp e Icona nell’ambito di un bando della Regione Piemonte per la realizzazione di un’auto elettrica da città.
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Un altro segreto si racchiude in un numero: 4.0. Si parla, ovviamente, di tecnologie che «offrono alta qualità con processi tracciabili e ripetibili». Piobesi è già nata così, presto l’intera azienda sarà dominata dalla precisione dei computer. «Una volta – aggiunge Forneris – il livello premium del prodotto stava nel “fatto a mano”. Oggi, anche se i battilastra restano elemento essenziale in alcune lavorazioni, bisogna trovare stampi che con poche risorse facciano il pezzo ripetitivo senza difetti: l’alluminio è molto difficile da lavorare, ha un ritorno elastico e va trattato letteralmente con i guanti bianchi perché il Ph della pelle potrebbe segnare la verniciatura. Per questo molti si rivolgono a noi». Ma le intenzioni future non cancellano il passato: «Prototipi, showcar e one-off: è lì che vedo un altro importante spazio di crescita».

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Il concept elettrico a guida autonoma Nucleus, sopra a destra, che Icona ha presentato quest’anno al salone di Ginevra. Di fianco, l’inaugurazione della nuova sede torinese di Icona.
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By | 2018-09-18T14:49:11+00:00 18 settembre 2018|EXTRA|
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